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Fiadone: un cheesecake in Corsica

Sarebbe superfluo in questo contesto parlare di un isola a me tanto cara. Mi limiterò a poche osservazioni extra-culinarie così per puro diletto e piacere. Saranno stati almeno 20 gli anni che mi separavano dalla Corsica dopo le esperienze estive con genitori e amici di famiglia e devo dire che tornare con la donna che mi ha fatto diventare babbo e futura moglie ha accentuato e riproposto, in modo ancora più marcato, l’amore e il piacere di tornare in questa rustica ma dolce isola. Dalla spiaggia di Barcaggio che simboleggia bene l’essenza Corsa un misto di sana ruralità con asini, seppur recintati, a stretto contatto con i bagnanti e le sue dune dove ci rotolavamo da piccoli. A Macinaggio dove facevo incetta di “Pan au chocolat” al piccolo forno del porto (a proposito mi riprometto di fare la ricetta anche di questa leccornia prettamente Francese) o le super corse sugli scogli, con annesse partacce dei genitori e, ovviamente, ginocchia sbucciate sugli stessi. E come dimenticare le uscite all’alba per pescare nel mare aperto…ok momento Amarcord …

Barcellona. La fiesta.

Barcellona. La festa. Pensare di fare altri 6 giornate intense dopo quelle vissute al Mugello non posso negarlo, mi facevano paura. È sempre la prima volta che viaggio così tanto in così poco tempo. Si tratta di un lavoro veramente unico, eccezionale, fuori dagli schemi. Ti mancano i movimenti di casa, ti manca la famiglia, quando torni sei strafelice di riabbracciare i tuoi cari ma consapevole che tra un po’ ripartirai. Partire è adrenalina ma tornare è un’emozione. Ogni volta è un po’ la stessa cosa nei movimenti ma un po’ diversa nelle circostanze. Ormai l’aeroporto di Bologna è come quando ti svegli di notte per andare in bagno, assonnato, al buio ma arrivi sempre a destinazione senza inconvenienti di percorso. Tra un po’ saluti i baristi come quelli dove vai a fare colazione tutte le mattine nella tua città. È un po’ così. Eppure per me non è ancora routine. Ancora c’è adrenalina, curiosità, scoperta, timore, determinazione. Ti senti un cittadino del mondo, si prende l’aereo come si prendeva l’autobus per andare a scuola …

Mugello. Macello.

Mugello, macello. Effettivamente le aspettative erano molto alte. Il Mugello, la gara di casa…in ogni senso. File di auto, file di persone con casse di birra, fila per entrare, fila per uscire. E tutto a 30 minuti di auto da casa. Le colline intorno sono uno spettacolo, si vedono riempire di persone e tende dal giovedì fino al sabato per passare una tre/quattro giorni all’insegna del rombo dei motori. Ma non quelli che girano in pista, macché. Quelli sulle colline stesse, quelli che portano le persone per dare gas tutta la notte. Ebbene sì, finché non fondono o scoppiano!!! Inconcepibile per chi non è dell’ambiente vero? Eppure al Mugello ci sta…ma ci sta proprio bene! La passione per i motori trasuda in ogni momento e sopratutto quando iniziano a girare i piloti. Ma il più bello e ormai diventato un mito tra di noi è “l’uomo motosega” tre notti dal giovedì al sabato a far girare la sua motosega come un orologio simulando il rumore del motore…fuori di testaaa!!! Un grande. Il primo GP del …

La recensione di Anton Egò e la ratatouille di Remy.

“Chi un fa un sbaglia”  dicea la mì nonna. Premessa: Non c’è polemica, non c’è mai stata. Solo una riflessione in un periodo lavorativo così difficile, vuoto di fantasia e di divertimento. Sforzi quasi mai ripagati e stress a livelli di guardia…rileggo la recensione finale di Anton Egó dal mitico film di animazione “Ratatouille” e ci rivedo un sacco di persone che sentenziano e giudicano a spada tratta non considerando “le persone” che ci sono dietro questa macchina infernale che è la ristorazione…Dedicato a loro. Provate a lasciare il vostro ego da parte qualche volta, il vostro giudizio fatelo valere per voi stessi e non per sentirvi appagati agli occhi degli altri. Siamo persone, sbagliamo come tutti…ma almeno ci proviamo.   “Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio; prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che …

Trilogia di cavolo nero. In principio fu la vellutata (con burrata habanerizzata)

“Chi non ha la salsiccia loda il cavolo” – In mancanza di meglio, ci si accontenta di ciò che si ha. Bisogna sbrigarsi ad utilizzare il cavolo nero perché tra poco ahimè non lo troveremo +…a meno che non lo congeliate e lo utilizziate durante tutto l’anno. Mi piace talmente tanto che lo metterei in ogni piatto e in tutti i modi. E allora prima di esaltarne le millecinquecento qualità che possiede, ci faremo un bel menu tutto a base di cavolo nero. “Portare il cavolo in mano e il cappone sotto il gabbano” – Fingere di fare una cosa di poco conto, per farne una più seria E adesso voi direte “ovvia si fa la farinata di cavolo nero? Facciamo la minestra di pane?” Macché niente di tutto questo… Faremo tre piatti diversi (+ o -) per stimolare gli occhi, il naso e la bocca… Partiremo con una VELLUTATA DI CAVOLO NERO CON BURRATA E OLIO ALL’HABANERO, proseguiremo con delle CHITARRE AL NERO DI CAVOLO con  TARTARA DI SALMONE MARINATO SALE&PEPE, per finire con un CROSTONE …